Finalmente abbiamo terminato ed inviato i pannelli che abbiamo realizzato per partecipare al progetto Afghanistan inspiration. Vi illustriamo in cosa consiste il progetto, riportando le spiegazioni riprese dal sito dell’associazione “Ad Maiora” organizzatrice per l’Italia.
Il progetto consiste in una serie di esposizioni che presentano i lavori che propongono al loro interno l’integrazione di un quadrato ricamato dalle donne afghane.
Dal 2004, delle donne (piccole contadine) di Laghmani (villaggio situato nella provincia a nord di Kabul) ricamano a mano dei quadrati di 8×8 cm. nell’ambito di  un progetto condotto da DAI (associazione umanitaria tedesca di Friburgo). Grazie alla vendita dei loro lavori di ricamo, queste donne contribuiscono in modo sostanziale alle finanze della famiglia. Nel 2008, erano più di 200 ricamatrici. Questi quadrati ricamati a mano sono da considerasi un prodotto non finito e sono venduti in Europa per essere integrati in un lavoro tessile. Possono essere utilizzati in modo originale in lavori eseguiti con la tecnica del patchwork tradizionale e contemporaneo, ma anche con altre tecniche di lavoro in stoffa.
Il risultato non è solo il prodotto dell’unione di due tecniche ma anche di due culture che s’incontrano
E’ espressione di curiosità e di apertura che si hanno nell’incontro con un’altra cultura e che rappresenta il concetto di base dell’esposizione.

Carla ha dato al lavoro il titolo SPAZI di LUCE ed ha allegato al pannello uno scritto con la motivazione dell’inspirazione:
Poiché l’aquilone ispira in generale un senso di libertà, ho realizzato questo pannello per renderne appunto il senso. Trovo gli aquiloni gioiosi ma nello stesso tempo fragili, liberi di volare, ma poi, osservati da vicino mostrano che seppur liberi, sono trattenuti da qualcosa. Sono come i sogni che volano nell’aria, ma qualche volta ricadono nel vuoto proprio come succede nella vita degli uomini, ma, se mani esperte sapranno tendere bene la corda, sapranno tirarsi su e volare in alto, gustando quella libertà della quale nutrirsi e dalla quale trarre linfa vitale, quindi, questo lavoro è legato al desiderio di poter assecondare ognuno il proprio volo, con gli occhi rivolti alla speranza.



Spazi di luce

Spazi di luce

Cecilia ha intitolato il suo lavoro “INTRECCIO” :
Perché “intreccio”? Tante sono le motivazioni che hanno ispirato questo mio lavoro.
Perché è un intreccio di fiocchi di lana posti a creare il tessuto-feltro. Perché fili virtuali si intrecciano a collegare tutte le donne del mondo nella loro routine quotidiana, nei loro affetti e nelle loro progettualità. Perché intrecciare vuol dire “allacciare, stringere relazioni e amicizie” e quindi condividere gli interessi, le esperienze, i piaceri, le gioie, i dolori e gli impegni. Perché le mani si intrecciano per esprimere amore, solidarietà, affetto, aiuto, conforto. Perché questo progetto per l’Afghanistan fa in modo che anche materialmente le culture si intreccino.

Intreccio

Intreccio



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